A TORINO SERVE UN NUOVO CARCERE
L’Amministrazione Lo Russo replica all’interessamento del ministro della Giustizia Carlo Nordio chiedendo la costruzione di una nuova Casa circondariale in città e una più ampia riflessione sull’edilizia carceria
«Non fatemi vedere i vo- stri palazzi, ma le vostre car- ceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione».
Il monito di Voltaire fa sempre riflettere, soprattut- to in riferimento alla più re- cente situazione di caos nel- le carceri torinesi. Qui, sol- tanto nel 2024, si sono con- tate complessivamente una quarantina di aggressioni e una cinquantina di agenti feriti più o meno gravemen- te. Completano il triste qua- dro le precarie condizioni igieniche e sanitarie.
Fortunatamente, i nume- ri e le grida di allarme dei sindacati e delle personali- tà direttamente coinvolte non hanno suscitato soltan- to indifferenza.
In questi giorni, infatti, sono stati rivelati da ‘La Stampa’ i contenuti della lettera inviata lo scorso 26 luglio dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.
«Posso assicurare – l’esordio della lettera del ministro Nordio – che il mio dicastero sta profondendo il massimo sforzo per alle- viare, almeno in parte, le condizioni di grave disagio, se non di dolore, che afflig- gono anche la casa circon- dariale di Torino».
A richiamare l’attenzione del ministro sarebbero stati, in particolare, i disordini di- vampati nel carcere ‘Lorus- so e Cutugno’ nei giorni pre- cedenti. Qui le drammati- che condizioni dei detenuti avrebbero alimentato le tensioni quotidiane fino a provocare una rissa tra de- tenuti stranieri e il ferimen- to e l’intossicamento di al- cuni agenti della Polizia Pe- nitenziaria.
«L’azione del Governo – ha continuato Nordio – si è ulteriormente intensificata nell’adozione di interventi volti a mitigare i problemi del sovraffollamento e del rischio suicidiario e nel ri- spetto della dignità della persona, con l’auspicio di vedere presto un migliora- mento generale delle con- dizioni dei detenuti, degli operatori e degli agenti di Polizia penitenziaria».



