La Piazza Grande · direttore Claudio Bo · 06 Giugno 2024

INCONTRO CON LA SENATRICE RAFFAELLA PAITA

Mercoledì sono stato invitato a Palazzo Righini di Fossano per una colazione frugale, ma, principalmente, per un’idea singolare alla fine della campagna elettorale per le Europee: parlare di Europa. Potreste anche obiettare che l’argomento “Europa” dovrebbe essere di attualità ad un pranzo fra amici a pochi giorni dal voto per rinnovare il Parlamento Europeo, eppure in qualche modo aveva il sapore di una novità.

Avete sentito davvero approfondire le questioni continentali in queste settimane di campagna elettorale? Lo scontro politico è rimasto quello dei mesi precedenti: accuse reciproche, insulti, incursioni della magistratura, comparsate e raduni di urlatori. I media si sono spesi solo per rintuzzare le polemiche e, al massimo, sono scivolati sul tappeto alcuni problemi di politica nazionale e alcune problematiche sulla tutela dei nostri prodotti agricoli.

Per questo parlare seriamente di queste elezioni rasenta l’originalità, ma lo abbiamo fatto con una delle protagoniste della campagna elettorale, la senatrice Raffaella Paita, di Italia Viva, attualmente in lista con l’unico schieramento che ha scelto di proporre una riflessione profonda sul nostro continente evitando le beghe di bottega di tutti gli altri: Stati uniti d’Europa. Con lei la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent.

Si tratta di una compagine centrista che ha messo insieme +Europa, Italia Viva, socialisti e tutti coloro che credono in una forza laica, che esprima la capacità di analisi, dibattito e approfondimento. Per questo a palazzo Righini c’erano persone di un più ampio panorama politico.

Approfitto dell’occasione per parlare davvero di Europa assieme alle due parlamentari, con particolare riferimento alla candidata Raffaella Paita.

D) Partiamo dalle cose pratiche, il vostro schieramento punta a superare lo sbarramento del 4%. Secondo alcuni sondaggi sarebbe un obiettivo raggiungibile, ma poi?

R) Noi abbiamo cercato di unire le forze centriste di stampo radicale, socialista, liberale. Altri, invece, hanno fatto il possibile per dividere. Io credo che noi entreremo in Parlamento aderendo al gruppo centrista (dove ci sono Socialisti e Ppe) Alde Renew Europe. I nostri leader, Renzi e Bonino, non si sono messi in lista per tirare la volata a qualcuno, come i leader dei maggiori partiti, ma per andare in Europa.

D) Ecco, in Europa, ma a fare cosa?

R) Per farla tornare protagonista nella politica mondiale. Tutti si sono accorti del ruolo subalterno giocato dal nostro Continente nelle situazioni più difficili. Questo perché i vari Paesi sono disuniti, ognuno gioca per conto proprio, segue ad interessi minimali. Così non esiste nessun progetto politico univoco.

D) Europa in sfacelo, ce ne siamo accorti: penso al Covid in cui ogni Paese faceva per conto suo e ci rubavamo reciprocamente i vaccini, alla guerra in Ucraina dove l’Europa è diventata cobelligerante senza che lo avesse deciso nessuno, alla guerra in Palestina che trasforma le nostre università in terra di conquista delle teocrazie.

R) Proprio questo vogliamo combattere. Non è vero che l’Europa è cobelligerante in Ucraina: in realtà lo sono alcuni Stati, mentre gli altri vanno in ordine sparso. Sulla Palestina non esiste una voce univoca e autorevole. Per questo noi vogliamo un’Europa che sia più autonoma, che abbia una politica estera comune, un esercito comune, una strategia sui mercati internazionali. La debolezza continentale la pagano tutti i cittadini ogni giorno.

D) Troppa influenza Usa? Se vincesse Trump diminuirebbe?

R) La soluzione per avere rapporti paritari con gli Usa non è certo Trump. Anzi, con lui lo scenario mondiale peggiorerebbe.

D) Mi pare una posizione chiara, ma voi sareste comunque una “piccola” voce.

R) Noi entreremo nello schieramento centrista Alde Renew Europe che avrà i numeri per guidare il Parlamento, anche cambiando gli attuali vertici. Parlo, ad esempio, di Ursula von der Leyen che dovrebbe venire sostituita. Noi pensiamo a Mario Draghi, un personaggio che farebbe crescere le istituzioni continentali.

D) La gente, però, è euroscettica. Vede nelle istituzioni europee qualcosa di lontano che si palesa solo per creare problemi. Poi si rende conto che contiamo sempre meno, che ogni Stato fa quello che vuole.

R) Per questo bisogna ridare credibilità alle istituzioni continentali, puntare su politiche univoche e condivise, che la gente senta proprie. Tornare a ridarci l’orgoglio di essere europei come era nel sogno di chi scrisse il Manifesto di Ventotene. Per questo il voto oggi è davvero importante e non riguarda solo gli equilibri interni al nostro Paese. Riguarda il futuro del nostro continente e, probabilmente, anche il futuro dell’umanità.


Claudio Bo, direttore responsabile de “La Piazza Grande” e “Il Nuovo Braidese”