La Piazza Grande · direttore Claudio Bo · 15 Settembre 2022

LUPI, SINDACI E DIBATTITO POLITICO PACATO

UNA LETTERA DA BENE VAGIENNA DI LIVIO BERARDO

"Da quando sono stato eletto consigliere comunale a Bene Vagienna, ho avuto più di uno scontro con l’attuale sindaco per ragioni di contenuto o di metodo, per una condotta cioè che oscilla fra il paternalistico e l’autoritario (taglio degli interventi in Consiglio, ostacoli nell’accesso ai documenti). Devo tuttavia dargli atto di aver preso una posizione giusta e coraggiosa sulla questione dei lupi, i cui attacchi cominciano a farsi sen- tire in pianura, come raccontato anche da que- sto giornale. Sono situazioni facili da strumen- talizzare (così un anno fa è stato fatto per l’in- vasione dei cinghiali, svincolando la fascia na- turalistica del parco di Augusta Bagiennorum non per dar loro la caccia, bensì per poter de- molire un mulino storico e costruire dei manu- fatti industriali). I pastori sono esasperati. Tornando al sindaco di Bene, questi non ha cavalcato il risentimento degli allevatori, ac- corsi in buon numero il 2 settembre alla ri- unione di palazzo Rorà. Ha fatto parlare due bravi veterinari, Sergio Rinaudo della val Va- raita e Michelangelo Botta, oggi commissario dell’Atc di pianura. Essi hanno respinto tutte le semplificazioni dettate dal qualunquismo o da eccessiva personalizzazione dei casi. Han- no dimostrato che con i lupi, anello della ca- tena alimentare della fauna selvatica, occorre convivere, adottando tutte le protezioni oggi disponibili, per l’acquisizione delle quali esi- stono anche contributi pubblici: le reti elet- trificate e i cani da guardia. Proprio contro i cani da guardia ho letto le pro- teste di una signora abituata ad andare a pas- seggio in montagna. Ora i cosiddetti pastori maremmani sono addestrati a difendere a ogni costo il gregge loro affidato, dai lupi come da- gli sconosciuti. Un escursionista, se vede tran- sitare per un sentiero un gregge così custodi- to, deve deviare. Unico onere che i pastori con i poteri pubblici devono addossarsi è la segna- lazione del pericolo. Altrimenti è essenziale che possano svolgere il loro lavoro: è, assie- me con quello dei montanari, un presidio sempre più indispensabile per le vallate, che lo spopolamento espone al degrado idrogeo- logico. I cani difendono le porzioni di territorio loro consegnate. Evitiamo di farci considerare de- gli estranei. Io sono finito a fare il consigliere di minoran- za in uno dei comuni del fossanese, in cui, al di là della finzione delle liste civiche, abbon- dano i sindaci di centrodestra o anche di de- stra tout court. Come non residente e non al- lineato, sono doppiamente considerato un in- truso. Cerco dunque di non farmi “sbranare” e visto che, diversamente dalla signora di cui sopra, ho a che fare con esseri umani, mi affi- do fiduciosamente agli strumenti che come persone civili abbiamo per affrontare le diver- genze: la parola e il confronto." Livio Berardo, capogruppo de “L’altra Bene”

(dir.) - Questa lettera, come di solito quelle di Livio Berardo, è stimolante e mi consente di fare alcune considerazioni. La prima riguar- da l’ecosistema di cui i lupi fanno parte nuo- vamente dopo decenni di assenza. La loro scomparsa non aveva creato squilibri, ma la loro ricomparsa potrebbe essere un arricchi- mento, specialmente se ritornassero ad attac- care daini e caprioli e non scegliessero vitti- me più facili da catturare. I lupi, come i cin- ghiali, non hanno, nel nostro ecosistema, ne- mici naturali, per cui possono proliferare a lo- ro piacimento. Il nemico naturale di questi sel- vatici è l’uomo ed è proprio la caccia l’unico modo per contenerne il numero. Venendo ai sindaci spesso sono di destra (op- pure apolitici) ovviamente eletti in liste civi- che, come capita sempre nei piccoli Comuni e come è capitato allo stesso Berardo, che co- me è noto è di sinistra. Io non penso - come in- vece fa in questa campagna elettorale Letta sostenuto da gran parte dei media - che esse- re di destra sia sinonimo di grettezza e «fero- cia», altrimenti dovrei autoaccusarmi essen-do io liberale. E non lo pensa neppure Berar- do, visto che chiude la sua lettera affidandosi alla parola e al confronto. E proprio su questo vorrei concordare col lettore e amico, una cer- ta politica, specialmente in questa campagna elettorale, ma non solo, ha adottato la demo- nizzazione dell’avversario come strumento di dibattito: si discute poco dei programmi (e so- lo per demolirli o stravolgerli) e troppo sulle presunte colpe dei nemici (che non sono più semplici avversari). E mi pare davvero una cro- ciata inutile. Non credo che il prossimo Go- verno, chiunque vinca, farà cose molto diver- se dal solco che è stato tracciato da Draghi: dovrà impegnarsi a spendere i soldi del Pnrr, far partire i cantieri, snellire la burocrazia, completare le riforme, cosa che sarà possibi- le solo con una maggioranza solida. Non ci sa- rà materialmente spazio per tutte le baggia- nate che ho ascoltato da entrambe le parti. Im- presa, lavoro, sostegno alle famiglie, emergen- za economica, grandi infrastrutture e ripresa occupazionale. Basta questo come progetto politico condiviso.